Il vibe coding sta diventando vibe engineering?
Overview
- Il vibe coding accelera la prototipazione, ma la sicurezza e la scalabilità sono discutibili.
- Il vibe engineering è il passo evolutivo necessario per un software di livello enterprise.
- Usa Mia-Platform per trasformare il caos del vibe coding nel valore del vibe engineering.
Viviamo in un’epoca in cui l’IA ha rubato la scena delle tecnologie ingegneristiche e lo sviluppo del software non fa eccezione.
L’incessante ricerca di velocità e produttività ha sancito l’era del vibe coding, accelerando la prototipazione, la sperimentazione e la convalida delle idee durante il flusso di sviluppo.
Ma la sicurezza, la manutenibilità e la scalabilità sono tutta un’altra storia.
Il vibe engineering non è una conseguenza automatica del vibe coding, ma il passo evolutivo necessario affinché le organizzazioni possano produrre e rilasciare software pronto per la produzione e per le aziende.
Cerchiamo di capire come padroneggiare questa “vibe” e cosa richiede per funzionare correttamente.
Il vibe coding è come una scarica di adrenalina
Siamo tutti un po’ stanchi di sentir parlare di IA. La sua presenza risulta spesso ingombrante, saturando ogni titolo di giornale e feed dei social media.
Ma non possiamo distogliere lo sguardo, perché l’IA non è più un’ombra lontana di vaghe promesse. È una realtà tangibile e genera un senso di urgenza per tutti coloro che sono rimasti indietro.
Questa corsa ha innescato un nuovo modo di sfruttare l’IA nella programmazione, al punto da essere cristallizzato in un termine coniato di recente da Andrej Karpathy: Vibe coding.
Si tratta di una metodologia in cui ci si “abbandona completamente alle vibes… e ci si dimentica persino dell’esistenza del codice”, affidandosi all’IA per gestire l’implementazione mentre si rimane in uno stato di flusso.
Sembra quasi una magia. Come lo scorrere dell’elettricità.
Ha quindi senso che, secondo Gartner, quasi la metà dei nuovi software di produzione aziendale potrebbe essere creata con tecniche e strumenti di vibe coding nei prossimi due anni. Non è male pensare a prototipi e iterazioni più veloci, così come a un minor carico cognitivo mentre si è nel flusso.
Però, man mano che si passa dalla sperimentazione individuale all’adozione aziendale, la promessa cambia.
La velocità non incanalata lascia indietro la sicurezza
Ci stiamo muovendo verso una iper-accelerazione, una visione concreta per una nuova era intelligente in cui ci aspettiamo che l’IA non si limiti a scrivere codice, ma ci consenta di agire in modo sempre più veloce.
Ma in ambito aziendale, più veloce non significa necessariamente migliore. Per non parlare di più sicuro.
Il vibe coding è solo una faccia della medaglia, ma cosa succede quando professionisti esperti o grandi aziende vogliono innovare più velocemente senza subire uno stravolgimento totale?
Quando scrivere codice richiede molti meno sforzi, l’attenzione si sposta e va oltre la mera funzionalità. Deve garantire che il codice sia affidabile, sicuro e duraturo, rispettando le policy aziendali e conservando la conoscenza aziendale.
In poche parole, si tratta di una transizione da prototipi rapidi a sistemi di produzione robusti e duraturi.
È qui che assistiamo alla necessaria evoluzione dall’entusiasmo del vibe coding alla consistenza del vibe engineering.
Vibe engineering: da “prompt and pray” a creatività controllata
Il vibe coding è utile per prototipi informali perché è veloce e semplice, ma spesso porta a una “amnesia di contesto” (codice che funziona ma non può essere spiegato o sottoposto a revisione), causando gravi problemi con le regolamentazioni (DORA, IEC 62304, NIS2 o l’AI Act dell’UE). Ciò significa che non è sufficientemente sicuro o affidabile per i sistemi bancari o sanitari, dove l’accuratezza e la sicurezza sono fondamentali.
Il vibe coder che agisce da “lupo solitario” genera un corto circuito: non si può scalare una vibe. Non si può sottoporre ad audit una vibe. A meno che non si integrino adeguate misure di protezione e non si impongano standard aziendali by design.
Il vibe engineering evolve un prompting così casuale in una maestria disciplinata, sostituendo la fiducia cieca negli LLM con una precisa iniezione di contesto. Un agente IA è valido solo quanto il contesto che gli si fornisce: schemi chiari, vincoli architetturali e dati governati trasformano l’IA da uno strumento che tira a indovinare in un partner che aiuta a creare software pronto per la produzione.
Va notato, tuttavia, che il vibe engineering non è esattamente la stessa cosa del context engineering, sebbene possano facilmente sovrapporsi. Mentre il vibe engineering consente una prototipazione rapida che scala in modo sicuro in un software di livello enterprise con una creatività controllata (flusso), il context engineering si affida a un contesto strutturato (metodo) affinché i modelli IA restituiscano output affidabili e risultati coerenti.
L’anello mancante: AI-Native Developer Platform Foundation
Riconoscere che scrivere codice non richiede più lo stesso sforzo di prima non implica che smettiamo di fare le cose; significa solo che le nostre responsabilità cambiano, subendo un radicale cambiamento di abitudini che influisce sul nostro modo di lavorare e di pensare ai processi e alle interazioni.
Per raggiungere questo stato di creatività controllata, non ci si può affidare a strumenti sparpagliati o soluzioni generiche. È necessario un ecosistema completo che governi e formalizzi la vibe, trasformando un’energia sfrenata in valore di business.
In sostanza, occorrono delle fondamenta che trasformino una vibe effimera in un processo aziendale, armonizzando standardizzazione, produttività, governance e conformità. Un unico flusso affidabile in cui esseri umani e IA cooperano come compagni di viaggio.
A ogni competenza, la sua user experience
Mia-Platform è capace di una personalizzazione radicale, comprendendo chi sei e di cosa hai bisogno. La Console di Mia-Platform va oltre un developer portal statico, rappresentando un punto di accesso camaleontico che adatta la sua forma, i suoi strumenti e la sua vibe al ruolo specifico che interagisce con essa. Che tu sia un platform engineer, uno sviluppatore di applicazioni, un tecnologo aziendale o persino un agente IA, la piattaforma adatta l’esperienza ai tuoi obiettivi specifici. Sei libero di innovare pur mantenendo il controllo totale.
Ecco come Mia-Platform abilita il vibe engineering.
Il Catalogo come una radiografia in tempo reale
Al cuore della piattaforma c’è il Catalogo. Questo non è solo un elenco di servizi; è un gemello digitale dinamico della tua intera fabbrica IT. Agisce come una radiografia in tempo reale, contenendo la verità sul tuo software, sui dati, sugli asset, sugli eventi, sulle API e sulle policy. Questo livello fornisce il contesto essenziale che impedisce alla vibe di diventare caotica. Garantisce che ogni utente, umano o macchina, operi sulla stessa mappa dell’azienda in tempo reale.
La governance come acceleratore
La piattaforma incorpora la conformità nelle sue fondamenta. Grazie alle policy e alle misure di sicurezza integrate, i controlli di sicurezza avvengono in tempo reale. Se un agente IA tenta di generare codice che viola una policy, la piattaforma lo segnala immediatamente. Questo trasforma la governance da un vincolo in un vantaggio competitivo, consentendoti di innovare in modo sicuro.
Un’interfaccia camaleontica porta esperienze utente su misura
Il vibe engineering assume sfumature diverse a seconda di chi sei. La piattaforma lo riconosce e offre specifici “blocchi” di funzionalità per ciascun ruolo:
- Application developer: Ottiene uno spazio di lavoro ottimizzato per il flusso, in cui l’IA gestisce l’impalcatura e la piattaforma fa rispettare automaticamente i vincoli di qualità. Questo facilita la scoperta dei componenti, promuove il riutilizzo del software e garantisce che i prodotti siano conformi e pronti per il rilascio.
- Data engineer: La visualizzazione si sposta sui frontend del Data Fabric, concentrandosi sul disaccoppiamento e sull’integrazione dei dati, sulla data lineage e sulla catalogazione dei dati. Il data engineer vede i dati come un prodotto, pronto per essere consumato dall’IA.
- Platform engineer, Ops, SRE: Accedono a Environment as a Service ed Engineering Intelligence. La loro vibe riguarda l’orchestrazione, le pipeline e l’osservabilità, assicurando che le fondamenta reggano saldamente.
- Business technologist: Ottiene una visione semplificata e di alto livello per comporre capability aziendali e prototipare più velocemente senza perdersi nel codice.
- Agenti IA: Gli agenti IA sono come utenti con il loro ruolo specifico. La piattaforma fornisce loro un accesso strutturato al Catalogo e alle policy specifiche. L’agente non si limita a tirare a indovinare; legge la radiografia della tua azienda, assicurandosi che la sua vibe aderisca a una rigorosa governance aziendale.
Casi d’uso pronti per il mercato
Il catalogo diventa la base per la creazione di applicazioni aziendali pronte all’uso, ed è facilmente accessibile attraverso frontend ottimizzati. Copre le tue esigenze in termini di governance, conformità, risoluzione dei problemi, risoluzione degli incidenti, codice sicuro assistito dall’IA, prontezza dei dati per l’IA e modernizzazione dei sistemi legacy.
Per riassumere
Il vibe coding ha drasticamente accelerato la prototipazione e la generazione di idee, ma per scalare in modo sicuro è necessaria una formalizzazione della vibe.
Stiamo entrando in una fase in cui ci si deve poter fidare dell’efficienza dell’IA; un momento in cui lo slancio dell’IA deve fornire prodotti pronti per il rilascio. Il futuro appartiene a coloro che sapranno sfruttare l’iper-accelerazione dell’IA all’interno di una chiara struttura di governance.
Il vibe engineering ti rende libero di creare perché ti permette di concentrarti sulla creatività mentre l’IA agentica si occupa del perfezionamento iterativo. Tutto contemporaneamente in uno spazio sicuro e condiviso.
Mia-Platform non ti fa solo percepire la vibe. Ti permette di padroneggiarla.
Se vuoi saperne di più, unisciti alla conversazione al prossimo Platmosphere 2026!

