Le neurodivergenze come risorsa strategica per l’inclusione


In un panorama aziendale che riconosce sempre più l’importanza strategica della Diversity Equity & Inclusion (DE&I), pensiamo che sia importante toccare i tanti temi che fanno parte di questo mondo.
Le neurodivergenze sono uno di questi, un tema che sfida le aziende a riconsiderare i concetti di “normalità” e competenza sul luogo di lavoro.
Il talk di Paolo Grampa di Alice ETS ha offerto a Mia-Platform un’importante occasione per esplorare la neurodivergenza, distinguendola da falsi miti e semplificazioni. Questo approfondimento dimostra come la comprensione e l’accoglienza dei funzionamenti neuropsicologici atipici non siano solo un imperativo etico, ma una leva per innovazione e crescita.
Questo talk è il secondo appuntamento di un programma più ampio di interventi sui temi della DE&I, che proponiamo alle persone che lavorano in Mia-Platform, con la possibilità di condividere il momento con una persona cara.
Neurodiversità e neurodivergenza: le differenze
Il punto di partenza è stato chiarire la differenza tra neurodiversità e neurodivergenza:
- Neurodiversità definisce la naturale variazione tra un cervello e l’altro all’interno della specie umana. Tutti i cervelli sono unici.
- Neurodivergenza (o neuroatipicità) descrive, in termini statistici e funzionali, le modalità di funzionamento neurologico che si discostano in modo significativo da quelle più frequenti nella popolazione.
È cruciale notare che il termine “neurodivergente” è una descrizione e non una diagnosi medica ufficiale, sebbene sia il termine più diffuso.
Le aree di valutazione
Una valutazione professionale per un potenziale funzionamento neurodivergente si concentra su tre aree principali:
- Capacità cognitiva (intelligenza): suddivisa in quattro famiglie: verbale, visuopercettiva, memoria di lavoro e velocità di elaborazione.
- Funzioni esecutive: il “centro di comando” del cervello che permette di pianificare, organizzare e regolare il comportamento e i pensieri per raggiungere un obiettivo.
- Capacità sociali e comunicative: riguardano il riconoscimento delle emozioni, la comprensione dei contesti sociali e la “teoria della mente”.
Le principali neurodivergenze
La neurodivergenza comprende diverse “etichette diagnostiche” ufficiali, chiamate disturbi del neurosviluppo, tra cui:
- Disturbo dello spettro autistico (DSA): caratterizzato da difficoltà comunicativo-relazionali e comportamentali (es. stereotipie o interessi ristretti e ripetitivi). Il termine “spettro” evidenzia la vasta gamma di manifestazioni. L’incidenza è di 1 persona su 77.
- Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA): comprendono disgrafia (scrittura), disortografia (errori ortografici), dislessia (lettura) e discalculia (matematica). Riguardano circa il 3-4% della popolazione scolastica e tendono a compensarsi nell’età adulta grazie a strategie, strumenti e misure dispensative.
- Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD): si manifesta con ipercinetismo o difficoltà di attenzione. L’incidenza diminuisce con l’età (dal 5,9% nei giovani al 2,5% negli adulti) poiché si impara a compensare o si scelgono contesti che si adattano meglio alle proprie caratteristiche.
- Plusdotazione cognitiva: definita da un quoziente intellettivo (QI) superiore a 130 o punteggi molto alti in uno dei quattro indici cognitivi. Nonostante possa apparire un vantaggio, la plusdotazione può comportare sfide significative, specialmente quando ci sono forti discrepanze tra le diverse abilità cognitive.
Sfatare i miti e le barriere nel contesto lavorativo
Lo speaker Paolo Grampa ha posto l’attenzione anche su eventuali semplificazioni o errori di terminologia che vengono fatte sul tema, ad esempio:
- Tratti vs. Disturbi: Avere solo alcuni tratti non equivale ad avere un disturbo. I disturbi sono condizioni pervasive e permanenti che, pur potendo essere compensate, non si risolvono completamente.
- Non è genialità: La neurodivergenza non implica automaticamente la genialità. Critica è stata la glorificazione, soprattutto della plusdotazione, che crea aspettative sociali spesso difficili da gestire.
- Evitiamo le autodiagnosi da social network: I test online, come quelli per l’ADHD mostrati nell’intervento, non hanno alcuna base scientifica e sono inaffidabili per una valutazione seria. Il percorso diagnostico accreditato richiede una visita medico-specialistica, una valutazione psicologica/neuropsicologica e un’anamnesi approfondita, per garantire un quadro clinico completo.
Verso l’inclusione delle neurodivergenze
La neurodivergenza può essere una grande risorsa in qualsiasi contesto, incluso quello aziendale, ma solo se è realmente compresa. Ciò richiede che le organizzazioni vadano oltre gli stereotipi e si impegnino in:
- Adattamenti ambientali e comunicativi: creare un ambiente di lavoro che tenga conto delle specificità individuali, adattando gli spazi o le modalità di comunicazione alle esigenze della persona neurodivergente.
- Supporto tra colleghi: al di là della diagnosi, il supporto reciproco e l’aiuto tra colleghi sono fondamentali. È responsabilità individuale riconoscere le proprie difficoltà per trovare modi per compensarle ed è responsabilità collettiva avere attenzione e sensibilità verso le persone che incontriamo.
- Decostruzione e informazione: l’importanza di un sistema diagnostico informato e l’abbattimento degli stereotipi sono cruciali per non ridurre l’identità di una persona alla sua eventuale diagnosi.
Integrare la neurodivergenza nella strategia DE&I significa riconoscere che la diversità neurologica è una variazione naturale, e che l’obiettivo non è “normalizzare” la persona, ma adattare il contesto per valorizzare il suo unico potenziale.